Il Signore ti dia pace e gioia
Il convento di San Giovanni in Fiore è ubicato nella diocesi di Cosenza. Pare che la prima presenza cappuccina risalisse ad un ospizio, tant’è che un certo “Frat’Antonio da Paola laico Cappuccino d’anni sette di Religione, con giuramento riferisce che nell’anno 1609 l’occorse far viaggio da S. Giovanni in Fiore al luogo nostro di Pedace”. Nella Relazione del 24 febbraio 1650 sullo stato dei Conventi, a firma del padre Matteo da Pedace, Guardiano, si legge: “Il Convento dei Frati Minori Cappuccini di S. Giovanni in Fiore, della Provincia di Cosenza, è situato fuori della Terra del predetto S. Giovanni, Diocesi di Cosenza. Il luogo è aperto, a canto di strada publica et è in selva, lontano dall’habitato un tiro d’Archibugio. Fu pigliato a dì 25 maggio l’Anno 1614 e s’incominciò a fabbricare l’anno 1639, col consenso dell’Ordinario Diocesano, ad istanza del popolo et Signori di S. Giovanni… Ha la chiesa sotto il titolo et invocatione del P. S. Francesco d’Assisi”. Nella Relazione, contenuta nel Libro Magistrale e non autografata, si concorda sul nome del benefattore, don Francesco Maria di Majo di Cosenza, ma si differisce sull’anno della fondazione, e cioè 1636, e sulla dedicazione della chiesa a “la Concezione”. Il divario dei tre anni si può giustificare coll’affermare che, trattandosi di una selva, si dovette prima appianare il terreno e preparare il necessario per la costruzione, che sarebbe iniziata il 1639. Una costruzione non particolarmente ansiosa, in quanto, come detto sopra, una casa-ospizio i frati l’avevano già a disposizione. A conferma di ciò è la testimonianza del padre Pellegrino da Forlì - curatore degli Annali dell’Ordine di Frati Minori Cappuccini, 479 – il quale puntualizzava che il convento “era in fase di fabbricazione” nel 1642. Anno condiviso dal Ministro Provinciale, padre Anselmo da Zumpano, il quale nella relazione al Ministro Generale riportò che “i conventi in Provincia erano 36 e che c’era un luogo di fabbrica, quello appunto di S. Giovanni in Fiore” (G. Leone). Ci volle ancora un lustro per completare la fabbrica del complesso conventuale.
Una cronologia documentale puntuale e affidabile delle varie fasi sia strutturali che istituzionali al momento non la disponiamo. Si possono enucleare dagli archivi notizie in merito dal settecento ai nostri giorni. Tra le quali segnaliamo quelle riguardanti la presenza di sant’Angelo d’Acri, il suo carisma ministeriale e “taumaturgico”; la composizione della fraternità; l’arredo artistico e il ruolo del convento quale sede di Capitoli Provinciali.
Il convento subì l’onta della soppressione con decreto al tempo dell’occupazione francese del 10 gennaio 1811. Riaperto nel 1817, venne nuovamente chiuso dal Governo italiano con la legge del 9 luglio 1866. Ma “i frati, scrive G. Leone, vi restarono. Difatti in un Dispaccio del 10 agosto 1868 si notifica: «Il Municipio l’ha fittato ai Monaci i quali vivono in comunità come neanche fossero stati soppressi (ASCs)». Così si andò avanti fino alla Congregazione Capitolare del 1886, cioè per venti anni, allorché vi fu eletto Guardiano P. Gesualdo da S. Giovanni in Fiore. Morto lui il 3 novembre 1891, essendo molto ridotto il numero dei religiosi sia per effetto della soppressione, sia per il decesso di altri, il convento fu abbandonato definitivamente, dopo duecentocinquanta anni dalla fondazione.
Essendo ancora vigenti le leggi eversive, ne venne proprietario il Comune che lo mise all’asta. Migliore offerente fu la Sig.ra Saveria Lopez che l’acquistò con la segreta intenzione di farvi ritornare i frati. Ma ciò non avvenne perché la Lopez, allo scopo di rifarsi della somma sborsata, affittò l’orto ad alcune famiglie del luogo.
Nel frattempo ci furono approcci con la proprietaria prima, poi con gli eredi, per arrivare ad un compromesso che avesse consentito ai Cappuccini di riaprire il loro convento. A scopo esplorativo alcuni frati andarono a S. Giovanni in Fiore per vedere qual era la reale situazione e poter più facilmente appianare le difficoltà; ma poiché il convento aveva subìto danni non facilmente riparabili ed anche per non godeva piena autonomia, per la presenza dei fittavoli, non se ne fece nulla.
Gli eredi Lopez, però, volendo attuare la volontà della defunta Sig.ra Saveria, continuarono a richiedere la presenza dei frati con un copioso carteggio, indirizzato al Commissario Provinciale. Anche l’Arcivescovo di Cosenza faceva premure perché i Cappuccini tornassero a rioccupare il loro convento «per il bene spirituale che potevano arrecare al popolo». I Cappuccini, che avevano del tutto abbandonata l’idea di riavere il convento, si piegarono a tali premure, però a condizione che i Lopez avessero ridimensionato le loro pretese e che, oltre al convento, potessero riavere anche l’orto”. Risolte le divergenze, si scrisse l’atto di cessione, firmato dal Commissario Provinciale P. Tommaso da Montenero, entrando in vigore il 27 marzo 1914 e mandando sul posto fra Modesto d’Acri, con l’incarico di predisporre l’occorrente per il ritorno dei confratelli. Il che avvenne il 24 aprile dello stesso anno, fra il plauso e il gaudio della popolazione.
Tornati i religiosi e ripristinati i servizi, l’Arcivescovo pensò di erigere la chiesa a Parrocchia, perfezionando la pratica con l’investitura canonica di padre Luigi Caputo da S. Giovanni in Fiore il 1° settembre 1922; il riconoscimento con Decreto Regio venne siglato il 17 giugno 1923. Ciò rese necessario rivedere la planimetria della chiesa e dello stesso convento; e per un imprevisto cedimento di una parte del fabbricato conventuale, si pensò di ricostruirlo secondo il progetto dell’antica forma, con evidente miglioria anche funzionale.






























San Giovanni in Fiore
Il Signore ti dia pace e gioia