Il Signore ti dia pace e gioia
Furono le famiglie Ricca e Cosentino e i cittadini a volere i Cappuccini nella Terra di Cropani e l’erezione del convento trovò enormi difficoltà a causa delle opposizioni dei Frati Minori Osservanti. Tant’è che il 18 ottobre 1614 il Vescovo di Catanzaro scrisse una lettera al Procuratore Generale degli Osservanti perché non ostacolassero l’insediamento dei Cappuccini, precisando: “… che in sette anni che io sono stato in questa Chiesa, nel convento suddetto (dei Zoccolanti) di Cropani non vi è stato collocato mai Padre, a cui abbia potuto dar licenza di confessare con molte istanze che si sieno fatte al P. Ministro e da me e da quella comunità, e come lei sa con le confessioni s’apporta la devozione alle chiese e religiosi. Li Padri Cappuccini almeno predicheranno e faranno altri esercizi spirituali et esemplari”. Il 27 giugno 1615 si rivolse al card. Giovanni Garsia Mellini esponendogli “le difficoltà che i Frati Cappuccini incontravano nell’erigere un Convento in Cropani e similmente invocava il suo intervento perché si ottenesse lo scopo”.
Appianate le controversie si diede inizio, nel 1619, alla costruzione del Convento nel territorio offerto dalla nobile famiglia Scipione Ricca, grazie alle generose oblazioni dei numerosi signori e alla manodopera gratuita di chi era impossibilitato ad offrire denaro. La struttura rifletteva le linee architettoniche e l’austerità della povertà francescana e contava venti celle. La chiesa venne affiancata a lato oriente e fu dedicata a S. Maria degli Angeli, anche se per devozione al taumaturgo padovano viene chiamata “chiesa di S. Antonio”. Il complesso conventuale possedeva un giardino circondato da un cordone murario. Non usufruiva né “entrate perpetue né temporali e né altra proprietà” (Le Pera).
Nel 1717, il convento venne chiuso per ostacoli posti ai frati cappuccini dai PP riformati di Mesoraca che si opposero alla questua nel vicino comune di Belcastro e riaperto successivamente.
Padre Giovanni da Oppido, Guardiano ed estensore della Relazione innocenziana del 1650, comunicava al Ministro Generale che “non ha detto convento hospitio alcuno né dentro né fuori di detta Terra, come per anche non tiene però alcuno peso perpetuo di Messe né Anniversari perpetui o temporali. Parimente detto convento non ha debiti di sorte alcuna né annui, né temporali”.
In quel tempo la fraternità era composta da sei sacerdoti: padre Giovanni da Oppido, Predicatore e Guardiano; padre Bernardino da S. Costantino, Vicario; padre Michele da Cutro; padre Giuseppe da Galatro; padre Girolamo da Cropani; padre Vitaliano da Catanzaro; dal chierico professo: fra Giuseppe da Cropani; e dai laici professi: fra Atanasio da Gagliano; fra Ludovico da Trisilico e fra Francesco da Briatico.
Soppresso con la Cassa Sacra, istituita dopo il tremendo sisma del 1783, alcuni rappresentanti della comunità cropanese presentarono istanza al Provinciale “affinché si benignasse far riaprire e pigliar possesso di questo convento del vostro ordine di detta Terra di Cropani… assicurando che da tutta questa Università li si daranno tutti quelli aiuti che saranno necessari”.
Nell’anno 1832 l’8 marzo “scoppiò il flagello del Tremuoto nel Marchesato, ed hanno molto sofferto quattro conventi, chi più, chi meno; per cui in questa Congregazione si è pensato di eleggere il convento di S. Caterina in Luogo di Noviziato invece di Taverna, che aveva bisogno di riattazione, e non poteva tener Novizi. In Cutro si è lasciato un Sacerdote con due, o tre Religiosi per mantenere aperto il Luogo, e lo stesso si fece per Cropani, e Simeri; benché quest’ultimo non è più atto né per riedificarsi, né per mantenersi una Religiosa Famiglia” (Annali dei Capitoli Generali e Provinciali).
Soppresso nuovamente con la legge napoleonica, il giardino venne affidato ai Liguorini di Catanzaro. Chiuso con la legge del Governo Italiano nel 1866, il Municipio permise ai padri Bernardo da Cicala e Lorenzo da Petrizzi e a due terziari abitarvi e di mantenere il culto, concedendo anche di coltivare il giardino. I sacerdoti furono poi rimpiazzati da padre Bernardo da Ciminà e padre Giuseppe da Bagnara. Abbandonato dai frati, il Municipio adattò il convento a carcere mandamentale, mentre le celle li destinò ad alloggio del custode.
“Padre Bernardo da Cicala – ci tramanda padre Alberto Remigio Le Pera – Rettore della Chiesa, l’8 settembre 1867 scrisse al Rev.mo P. Generale per sapere se la Chiesa fosse soggetta all’Arciprete pro tempore.
Si risponde, in data 18 settembre 1867, che non è soggetta. Lo stesso P. Bernardo in data 2 maggio 1859, chiese al Generale se, dopo la soppressione del convento con la legge del 1° luglio 1865, vedendo che le donne entravano in convento e nel giardino, come doveva regolarsi in coscienza e se incorrevano nella censura, in caso domanda la facoltà di potere assolvere. Il Generale rispose, in data 16 maggio 1859, che vi provvedesse in modo che non entrino nelle stanze abitate dai Religiosi e nelle loro officine”.
Il convento pare fosse aperto nel 1883, su richiesta dell’Arcivescovo e del popolo, ma in seguito venne abbandonato fino al 1922, allorquando “per la tenacia opera del concittadino – precisa padre Le Pera – M.R.P. Giovanni, Provinciale pro tempore, essendo Sindaco il Cav. Avv. Alfonso Dolce, dietro un contratto di cessione per 29 anni da parte del Comune, i frati presero possesso del convento e del giardino. A testimoniare la comune riconoscenza verso il benemerito concittadino, che ebbe il merito di avere apportato con sollecitudine le riparazioni che si richiedevano, essendo rimasto trascurato negli anni dell’assenza dei Cappuccini, il 5 dicembre 1925, con solenne cerimonia, si pose nella sacrestia del convento la seguente epigrafe, che in seguito venne murata nel corridoio di entrata:
A
Padre Giovanni da Cropani
Per nove anni
Provinciale dei Cappuccini di Calabria
Insigne
Per dottrina e virtù
Che
Restituì al pristino splendore
Questo storico cenobio
Di Padre Giovanni Fiore
La cittadinanza riconoscente
Pose”.
Così restaurato, il convento s’impose all’attenzione del Commissariato, tanto da essere eletto nel 1948 a Seminario Serafico, suscitando nei fedeli grande gioia e ancor più generoso spirito di beneficenza.
Nel 1948 ospitò il Seminario serafico.
Nella Congregazione definitoriale del 27 luglio 1953, però, essendo padre Giustino da S. Fele, Commissario Provinciale, si deliberò di trasferire il Seminario Serafico da Cropani, inquanto si dovevano “eseguire dei lavori dal Genio Civile”, a Nicotera.
Nella Congregazione definitoriale del 15 maggio 1956, si prese atto che “siccome in questi ultimi anni è stato chiuso qualche convento e aperto qualche altro” si rese necessario “rivedere i confini del Distretto di ciascun convento”. Per cui il convento di Cropani questi i confini stabiliti: Zagarise, Sellia, Sila Piccola e Marchesato.
In questo luogo, realizzati lavori di miglioria strutturale, si arricchì di un comodo salone, attiguo alla chiesa, messo a disposizione anche dell’Ordine Francescano Secolare. Agli inizi degli anni ’70 ospitò gli studenti di Teologia, essendo Provinciale il padre Alberto Remigio Le Pera.
Il Ministro Generale, padre Pasquale Rywalski, con il Consenso del suo Consiglio, deliberò la chiusura del convento con Decreto del 31 marzo 1971; ma su forte pressione del popolo nel corso della visita dello stesso Padre Generale, venne revocata la chiusura.
Dal 1997 con la “restituzione” da parte del Comune, della porzione di convento destinata ad ex carcere, sono iniziati i lavori di restauro dal cappuccino cropanese padre Francesco Critelli che sono finalizzati al recupero della struttura originaria.
Deceduto il padre Remigio Le Pera, Delegato del Provinciale a Cropani, il servizio liturgico fu integrato con quella della fraternità di Catanzaro-Monte. Per cui il sacerdote risultava membro della Fraternità del Monte.
Con l’unificazione delle due Province di Catanzaro-Reggio e Cosenza, mediante Decreto Generalizio del 31 gennaio 2008, si ricompose la fraternità autonoma nel convento di Cropani.
La chiesa rifletteva il carisma dello spirito francescano, pur soggetta a interventi perfino strutturali. Inizialmente il soffitto era a volta, poi venne riarticolato a cassettone. Allungata di sette metri, il coro e il pavimento risultarono migliorati, ma… non a regola d’arte. Per cui “fu necessario, dietro interessamento del Superiore P. Eugenio da Davoli, ottenere un altro mutuo dal Genio Civile, per rifare la copertura, il soffitto della chiesa ed un nuovo campanile. In questa occasione anche lo spiazzale davanti all’entrata venne sistemato come si vede attualmente. I lavori, incominciati nell’ottobre del 1961, si ultimarono nel 1962” (Le Pera).
Sul finire egli anni 1970 si eseguirono altri lavori di miglioria, ristrutturando l’interno della Chiesa, compreso il Sancta Sanctorum, con pitture nell’abside dell’artista C. Colucci, arredandolo di un “nuovo altare liturgico e il pavimento in marmo ‘montecitorio’. Come pure l’ex cappella del Crocefisso, dove venne collocato l’altare ligneo settecentesco con la pala raffigurante la “Madonna degli Angeli sormontata da una ‘Addolorata’ rinascimentale, restaurate dall’artista prof. Demetrio” (L Pera).
Molto belli i lavori di restauro e di promozionali eseguiti dal padre Francesco Critelli, configurando il complesso conventuale con un tocco di sensibile “rinascita” tipicamente francescana.




























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