Il Signore ti dia pace e gioia
“Il Convento dei Frati Minori Cappuccini - scrive il Guardiano padre Giuseppe da Oriolo nella Relazione del 1650 - della città di Belvedere, Provincia di Cosenza seu di S. Daniele, situato fuori della città di Belvedere, Diocesi di S.to Marco, a canto a strada pubblica, lontano da detta Città un mezzo miglio incirca. Fu fondato l’anno 1595 ai 10 del mese di Giugno con il consenso dell’Ordinario Diocesano, ad istanza della Città, et con l’elemosine della medesima Città et altre persone particolari fondato et fabbricato et eretto secondo la povera forma capuccina con celle numero venti. Ha questo convento la sua chiesa sotto il titolo et invocatione del Glorioso S.to Daniello Martire, del medesimo Ordine dei Frati Minori e cittadino di questa medesima Città, come comunemente si tiene quando ogni anno viene da tutta questa Città con solenne processione solennizzato come loro Protettore e compatrioto”.
La data del 1595 pare si riferisse alla presa di possesso riferita certamente al sito, significata con il rito in cui fu piantata la croce. Infatti nella Relazione formulata al Capitolo Generale nel 1596 l’allora Provinciale, padre Ambrogio da Nocera, elencava 21 conventi, precisando che tre luoghi risultavano essere in fabbrica, tra i quali Belvedere. Stessa data riporta “Fra Mansueto da Corigliano laico d’anni trentatre nella Religione – come ci tramanda Antonio da Paterno – con giuramento riferisce qualmente nell’anno del Signore 1596 essendo lui di famiglia nel nostro luogo di Belvedere, al tempo in cui i frati stavano ancora nella casetta per attendere alla fabbrica del Monastero nuovo…”. Ugualmente, ma nell’anno successivo, “il P.re fra Marco da Belvedere sacerdote e frate Nicolò da Belvedere laico, con giuramento riferiscono qualmente essendosi preso in Belvedere suddetto, Terra della Diocesi di San Marco, il nostro Monastero col titolo di Santo Daniele, per essere santo nativo di detta Terra, circa l’anno del Signore 1597, cavandosi la terra per dare il piano nel quale si ponesse la pianta del luogo, se ritrovò da dieci palmi in circa a basso una Medaglia di metallo in figura orbiculare, et in modo di sigillo, ove era intagliata l’immagine d’un sacerdote con la cherica monacale, vestito con paramenti sacerdotali in atto di dir Messa, con un altare innanzi, sopra l’altare un calice, nel nodo del calice la mano sinistra del sacerdote e la destra sopra d’esso calice, in quella maniera che suol tenersi quando che vi si fa la croce e benedice, prima che si consacri il sant.mo sangue. […] Il ritrovarsi di questa Medaglia fu a tutti di molta meraviglia e consolatione perché fu ritrovata dentro una terra mobile, ma fortissima ed impetrata, che rassembrava più presto pietra per terra; fu presa anche per un certo inditio, ch’era volontà del Signore che in detto luogo si fabbricasse quel Monastero col titolo di santo Daniele del nostro Ordine, sacerdote, predicatore e Martire; fu anche un presaggio della beneditione e gratie che per mezzo d’esso glorioso santo dovea ricevere sì la Terra di Belvedere, come anche tutto l’intorno, e così è successo in effetto, che dopo esser preso il luogo di Capoccini in essa Terra ha ella ricevuto infinite gratie da Dio per mezzo del glorioso santo Daniele”.
I frati pare si trasferirono nella struttura, a pian terreno, nel 1599, “ove, certamente, avevano maggiore comodità che non nella casetta abitata inizialmente” (G. Leone).
La costruzione del complesso conventuale venne ultimata nel 1601, come si legge nelle fedi giurate di padre Angelo da Castrovillari, di famiglia religiosa nel luogo di Belvedere.
Il convento fu sede di studentato e di noviziato, con maestri di eccellente spiritualità, tra i quali padre Giovanni da Orsomarso e padre Bonaventura da Belvedere. Mentre tra i novizi si rammentano il padre Ruffino da Bisignano e il sant’Angelo d’Acri, conferendogli prestigio e fama.
La soppressione del 1811 con “Decreto di Riduzione” determinò un disorientamento anche nei cittadini, che si adoperarono - assieme a molti benefattori, al Sindaco apostolico Vincenzo De Benedictis, che erogò la somma di ducati 90 a titolo di prestito, e al padre Fedele da Belvedere – a presentare supplica al Ferdinando I perché il convento rientrasse nelle piene attività con i frati Cappuccini. Celebratosi il Capitolo Provinciale il 27 aprile 1820, il neo Provinciale padre Serafino da Mormanno nominò lo stesso padre Fedele Guardiano, il quale “sostenuto dall’entusiasmo cittadino, in breve tempo poté mettere rimedio ai danni arrecati. Il convento riprese il suo solito ritmo e, appena fu possibile ricevere i novizi, fu ancora una volta adibito a luogo di noviziato. Era ancora tale quando sopraggiunse la seconda soppressione del 1866, Ma, poiché la municipalità aveva il diritto di riavere per sé il convento, permise che qualche frate continuasse ad abitarlo. Difatti troviamo scritto nel 1869: «Il Convento è abitato da due monaci contro la legge»” (G. Leone). Non avendo o requisiti costituzionali di essere una fraternità canonicamente eretta, venne nominato un Presidente e non un Guardiano fino all’11 gennaio 1876. Ma ammalatosi il Presidente padre Clemente da Paola e non riuscendo a sostituirlo a causa del numero ridotto dei frati, il convento fu abbandonato. Tornò nuovamente al Comune che lo affidò al clero, fiducioso che i cappuccini rivedessero la loro decisione. Il che avvenne dopo 59 anni, nonostante gli accorati e incalzanti inviti della popolazione, essendo Commissario Provinciale il padre Nicola da Cesena. Il ritorno coincise con la festa di san Daniele del 1937, tra il compiacimento del clero e l’esultanza del popolo, che intanto si era fatto promotore della raccolta di offerte per far fronte alle spese necessarie alla decorosa funzionalità della struttura e al recupero, in collaborazione con l’Intendenza delle Belle Arti, anche il chiostro, ripristinando lo Studentato provinciale e proponendosi con autorevolezza come un luogo di accoglienza tra i più ambiti.
L’edificio sacro conservò le linee originali, evoluzione di quello costruito dai Frati Minori, dedicato a san Daniele. Lo stile sobrio, essenziale, ad unica navata. Essa nel corso del 1700 venne arricchita di pregevoli altari lignei, tra i quali s’impone per sontuosità e arte quello di san Daniele. Il padre Giocondo Leone, in sintesi pragmatica e devozionale, afferma che “la chiesetta viene considerata un piccolo santuario e perciò è molto frequentata.
Questo fatto, nonché il maggior decoro dell’insieme, ha portato alle necessità di pavimentare il piano antistante il fabbricato, convento e chiesa, con cubetti di porfido. Anche questo costituisce un’ulteriore attrazione per i visitatori”.

















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