Il Signore ti dia pace e gioia

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Acri

“Almeno diciotto anni prima che vi si fondasse il convento – così il padre Giocondo Leone da Morano -, Acri ebbe il suo impatto con i Cappuccini per mezzo dei fratelli non chierici che vi andavano per la cerca della lana. Anzi uno di questi, frate Agostino da Dipignano, vi morì dopo aver operato un miracolo”. Tale episodio avvenne nel 1572. Diciotto anni dopo, precisamente nel 1590 si iniziò la costruzione del convento, con licenza del Vescovo di Bisignano, mons. Domenico Petrucci da Montalto, essendo Ministro Provinciale il padre Silvestro da Rossano. Ad offrire il sito – a “mediocre distanza su la strada pubblica” – furono il gentiluomo Francesco Antonio Lepera e il vescovo mons. Quattromani, ambedue acresi, mentre la struttura conventuale fu edificata dall’Università con le elemosine dei citati benefattori e di altri devoti, secondo la “povera forma cappuccina con celle num. 18” (Relazione Innocenziana 1650). Le celle erano al piano superiore, mentre al piano terra vi era il focolare, il chiostro, il forno, la canoa, il refettorio e la cucina. In zona più idonea si trovava il luogo dove i fratelli laici attendevano “a filar lana di far panno per vestire li frati”; e la foresteria. Era dotato anche di un orto con recinsione muraria.

 

Nel 1594, alla luce di alcune “fedi giurate” di frati e di devoti, la chiesa era già operativa, per cui la costruzione del complesso conventuale si ritiene sia stata ultimata abbastanza celermente.

 

A conferire importanza contribuì la munificenza dei Principi Sanseverino, il cui palazzo era attiguo al convento, specie al tempo di Giuseppe Leopoldo e del figlio Luigi, devotissimi dell’uomo di Dio padre Angelo d’Acri, i quali godettero il privilegio di usufruire della povera abitazione conventuale. Ma lo slancio della notorietà l’ebbe soprattutto con sant’Angelo d’Acri, a cui l’obbedienza lo legò stabilmente al complesso conventuale acrese, essendo lui medesimo concittadino, stabilendovi la sede pure quando venne eletto Ministro Provinciale. Ad attirare le persone, di qualsiasi ceto e cultura, lo stile di vita povera e modesta e la sua appassionata predicazione, sia in loco che itinerante.

 

Dopo qualche tempo del ritorno al cielo del beato Angelo, si pose mano, nel 1739, alla sopraelevazione della struttura conventuale per soddisfare al meglio le esigenze dello Studentato e per ricavare i locali necessari per la causa di canonizzazione del santo religioso.

 

La soppressione dei luoghi pii e delle Congregazioni religiose, presenti nel Regno di Napoli, decretata con legge emanata da Murat il 7 agosto 1809, costrinse pure i frati ad abbandonare la loro casa acrese fino al 17 giugno del 1815. Un sessennio di dolore e desolazione in cui i religiosi, forse ospitati da parenti e benefattori, riuscirono a prendersi cura della chiesa, a divulgare il culto e la devozione della Madre addolorata e a portare avanti la venerazione del beato Angelo, custodendo gelosamente l’importante patrimonio documentale e reliquario ereditato. Due anni dopo, esattamente il 18 aprile del 1817, su disposi<ione del Ministro Generale e del suo Consiglio, si formarono le fraternità locali, eleggendo i rispettivi Guardiani. La commozione dei concittadini acresi e dei devoti fu grande nel vedere i loro frati respirare nuovamente l’aria conventuale. Commozione che divampò in indicibile gioia alla notizia che il Sommo Pontefice Leone XII elevò agli onori dell’altare il ven. padre Angelo d’Acri. Era il 18 dicembre 1825

 

Ma nel 1866, 7 luglio, un altro atroce dolore turbò la comunità civile acrese, venendo a conoscenza della soppressione del convento con apposita legge del Governo italiano, nonostante la supplica popolare a Vittorio Emanuele II.

 

Ai frati, nei 22 anni di “esilio”, peraltro ospitati dalla famiglia Falcone, venne concesso dal Comune il permesso di restare nel convento e di prendersi cura della chiesa, con l’impegno di alimentare il culto del cittadino più illustre di sempre. Potettero riacquistare la serenità allorché il comm. Raffaele Falcone, nel 1887, acquistò all’asta il convento con annessi chiostro, cisterna e giardino, per la somma di lire 17.625.

 

Negli anni successivi sia il convento che la chiesa, elevata, quest’ultima, verso la fine del 1800 a Santuario, furono destinatari di importanti interventi logistici e di arricchimenti artistici, con lavori lignei secondo lo spirito della forma cappuccina e con opere di pregevole valore, tra le quali il museo di sant’Angelo e la cella da lui abitata.

 

Interessante l’allestimento graduale della biblioteca, specie al tempo in cui venne istituito il Seminario Serafico, ove si annoverano libri di eccellente valenza letteraria e scientifica. 

Convento Cappuccini

Recapito:
Convento Cappuccini “Immacolata Concezione”
Piazza Sant’Angelo d’Acri, 5
87041 ACRI (CS)

Indirizzo e-mail: conventocappucciniacri@pec.it
Facebook: Basilica Sant’Angelo d’Acri
Instagram:  basilica_sant_angelo

Santuario – Basilica Sant’Angelo d’Acri  -  Parrocchia SS. Addolorata 

Orario Sante Messe

Feriale: 

 

     Ore 7.30 – 18.00

 

     Ore 7.30 – 19.00 (Luglio e Agosto

 

     Ore 7.30 (Chiesa di San Francesco)

 

Festivo:

 

     Ore 10.00 – 11.30 – 18.00

 

     Ore 10.00 – 11.30 – 19.00 (Luglio e Agosto)

 

                    Ore 8.00 (Chiesa di San Francesco)

Il Signore ti dia pace e gioia